
Una buona notizia arriva dalla ricerca oncologica internazionale e accende una luce di speranza su uno dei tumori più aggressivi e difficili da curare: il cancro del pancreas. Dalla Spagna giunge uno studio che, almeno nei modelli animali, ha dimostrato la capacità di eliminare le cellule tumorali attraverso una combinazione mirata di tre farmaci, riducendo al contempo gli effetti collaterali.
Il lavoro è stato coordinato da Mariano Barbacid, direttore del gruppo di Oncologia sperimentale presso il Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO), ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica PNAS. I risultati riguardano, per ora, esclusivamente studi preclinici condotti sui topi: non esistono ancora le condizioni per avviare una sperimentazione sull’uomo. Ma il segnale è considerato significativo dalla comunità scientifica.
I numeri della malattia in Italia
Il contesto resta complesso. In Italia il tumore del pancreas continua a rappresentare una grande sfida sanitaria. Nel 2024 si stimano 13.585 nuove diagnosi, con una distribuzione quasi equa tra uomini e donne. Un dato positivo, però, emerge dalla sopravvivenza: le persone vive dopo una diagnosi sono salite a 23.600, contro le 21.200 del 2021, con un incremento di circa il 10% in tre anni. Resta il problema della diagnosi tardiva: solo in un paziente su cinque la malattia viene individuata in fase iniziale, quando l’intervento chirurgico è ancora possibile.
La “tripletta” di farmaci
Il cuore dello studio spagnolo è una strategia terapeutica combinata che agisce sui principali meccanismi di crescita dell’adenocarcinoma duttale del pancreas, la forma più comune della malattia. Due dei farmaci colpiscono le proteine EGFR e Stat3, fondamentali per la proliferazione delle cellule tumorali, mentre il terzo agisce sull’oncogene KRAS, coinvolto in circa il 90% dei tumori pancreatici.
Nei modelli animali la combinazione ha portato all’eliminazione delle cellule neoplastiche con una riduzione della tossicità, un aspetto cruciale in una patologia spesso trattata con terapie molto aggressive.
Ricerca in fermento, ma la strada è lunga
In attesa di sviluppi clinici, l’attenzione resta alta anche su altri fronti: dalla diagnosi precoce, oggi priva di test di screening standard per la popolazione generale, alle nuove terapie mirate e all’immunoterapia. Indagini molecolari su campioni di sangue, farmaci diretti contro RAS e vaccini terapeutici sono tra le linee di ricerca più promettenti.
Il tema è stato al centro anche di recenti confronti scientifici, come il convegno ospitato dall’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale in occasione della Giornata mondiale dedicata alla malattia. Dal Congresso europeo di oncologia medica (ESMO) di Berlino sono arrivati segnali incoraggianti su nuovi studi clinici, come ha sottolineato Antonio Avallone, direttore dell’Oncologia Medica Addominale, parlando di “nuovi orizzonti” per una patologia destinata, nei prossimi decenni, a diventare sempre più frequente.
Sintomi da non sottovalutare
Il tumore del pancreas è noto per la sua subdola manifestazione clinica. Dolore addominale o dorsale, difficoltà digestive e perdita di peso sono sintomi spesso aspecifici, facilmente confondibili con disturbi comuni. Per questo gli specialisti raccomandano di rivolgersi a centri ad alta specializzazione, come le Pancreas Unit, dotate di percorsi diagnostico-terapeutici integrati e di elevata esperienza clinica.
Secondo Francesco Perrone, presidente di Fondazione AIOM, la sopravvivenza netta a cinque anni resta bassa — intorno all’11-12% — e impone di rafforzare sia la ricerca sia la prevenzione. Il fumo è il principale fattore di rischio, seguito da obesità, sedentarietà, consumo di alcol, diabete, pancreatite cronica e alcune condizioni ereditarie.
Un organo piccolo, un ruolo vitale
Il pancreas, situato nell’addome, svolge una doppia funzione essenziale: digestiva ed endocrina. Produce enzimi indispensabili per l’assimilazione dei nutrienti e ormoni come insulina e glucagone, che regolano la glicemia. Quando il suo equilibrio si altera, le conseguenze possono essere gravi, dalle pancreatiti acute fino alle forme tumorali più aggressive.
La ricerca spagnola non rappresenta ancora una cura, ma conferma che la strada delle terapie combinate e mirate può essere quella giusta. In una battaglia che si combatte spesso contro il tempo, ogni passo avanti conta.









