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Non semplici macchie sulla pelle, ma una patologia infiammatoria cronica capace di compromettere il sonno, le relazioni sociali e il benessere psicologico. La Giornata mondiale della dermatite atopica, celebrata il 14 settembre, ha rappresentato un’importante occasione per richiamare l’attenzione sulle difficoltà affrontate quotidianamente dai pazienti e dalle loro famiglie.
APIAFCO – Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza – ha rilanciato la richiesta di un accesso più uniforme alle cure e di un pieno riconoscimento della malattia nell’ambito delle politiche sanitarie nazionali.
Secondo i dati diffusi dall’associazione, in Italia convivono con la dermatite atopica circa tre milioni di persone. La patologia interesserebbe l’8,1 per cento della popolazione adulta e il 16,5 per cento di quella infantile.
Non è disponibile un dato epidemiologico regionale consolidato, ma rapportando alla popolazione siciliana l’incidenza media stimata a livello nazionale si può ipotizzare che nell’Isola siano oltre 240 mila le persone interessate. Si tratta di una proiezione indicativa e non del risultato di un registro sanitario. La Sicilia contava 4.787.390 residenti alla fine del 2024, quasi la metà dei quali concentrati nelle province di Palermo e Catania.
Una malattia cronica che condiziona la vita quotidiana
La dermatite atopica è una patologia non contagiosa che esordisce frequentemente durante l’infanzia. L’alterazione della barriera cutanea provoca secchezza, arrossamenti, lesioni e un prurito spesso intenso e persistente. Il decorso è ciclico, con periodi di miglioramento alternati a riacutizzazioni.
Alla predisposizione genetica si associa una particolare reattività del sistema immunitario verso sostanze comunemente presenti nell’ambiente. La patologia può inoltre manifestarsi insieme a rinocongiuntivite, asma e altre condizioni allergiche.
«Dobbiamo superare l’idea che quelle macchie rosse rappresentino soltanto un problema estetico – ha sottolineato Valeria Corazza, presidente di APIAFCO –. Parliamo di una malattia cronica altamente invalidante: il prurito persistente può alterare il sonno, la vita di relazione e il benessere psicologico».
L’Istituto superiore di sanità colloca la prevalenza della dermatite atopica tra il 5 e il 20 per cento nella popolazione pediatrica e tra il 2 e l’8 per cento negli adulti. Circa un paziente su dieci presenterebbe una forma severa.
Negli ultimi anni le possibilità terapeutiche si sono ampliate. Ai trattamenti topici e alla fototerapia si sono affiancati farmaci biologici e JAK-inibitori, destinati soprattutto alle forme moderate o gravi e prescritti sulla base delle caratteristiche cliniche del paziente.
In Sicilia l’Assessorato regionale della Salute pubblica l’elenco dei centri abilitati alla prescrizione dei medicinali per la dermatite atopica. L’ultimo aggiornamento disponibile nella sezione istituzionale è datato 15 settembre 2025.
La presenza di una rete specialistica rappresenta un punto di riferimento importante, ma resta centrale il problema dell’effettiva accessibilità ai percorsi diagnostici e terapeutici, soprattutto per chi vive lontano dai principali poli ospedalieri.
Il peso economico sulle famiglie
Secondo APIAFCO, la dermatite atopica nelle forme severe non dispone ancora di uno specifico codice di esenzione. Una condizione che può costringere i pazienti e le loro famiglie a sostenere direttamente le spese per creme, prodotti per la detersione, medicazioni e altri trattamenti necessari nella gestione quotidiana della malattia.
A raccontarne le conseguenze concrete è Federica, madre di due bambini di sette e tre anni che hanno manifestato i primi sintomi già nei mesi successivi alla nascita.
Creme da applicare ogni giorno, attenzione alla temperatura dell’acqua, scelta degli indumenti e continui accorgimenti per ridurre il prurito sono diventati parte della vita familiare. Le difficoltà aumentano durante la notte, quando il fastidio può provocare frequenti risvegli e compromettere il riposo dei bambini e dei genitori.
Alla gestione clinica si aggiunge la scarsa conoscenza della malattia. Al nido, racconta Federica, i segni sulla pelle dei figli erano stati inizialmente scambiati per graffi o conseguenze di una caduta.
«Speriamo che la dermatite atopica ottenga il giusto riconoscimento e venga inserita nel Piano nazionale della cronicità, affinché le spese necessarie non continuino a gravare interamente sui bilanci familiari», ha affermato.
Quindici milioni di italiani convivono con una malattia della pelle
La questione riguarda un fenomeno ancora più ampio. Secondo le stime dell’Equity Group Malattie croniche della pelle, elaborate in collaborazione con APIAFCO, circa 15 milioni di italiani – un cittadino su quattro – convivono con una patologia cutanea, mentre sarebbero circa sei milioni le persone interessate da una malattia infiammatoria cronica della pelle.
Tra le condizioni più diffuse figurano, oltre alla dermatite atopica, la psoriasi e l’artrite psoriasica, la vitiligine e l’eczema cronico delle mani. Patologie spesso accompagnate da altre condizioni cliniche e da un impatto significativo sulla qualità della vita.
In occasione della Giornata mondiale si è svolto anche il webinar “Dermatite atopica. Diamo voce alla tua pelle”, con la partecipazione della presidente di APIAFCO Valeria Corazza e di Maria Concetta Fargnoli, direttrice scientifica dell’Istituto dermatologico San Gallicano IRCCS di Roma.
L’incontro ha contribuito a diffondere informazioni corrette su detersione, gestione del prurito, attività fisica e strategie terapeutiche, dando voce a una malattia che troppo spesso rimane sottovalutata. Riconoscerne il peso clinico, psicologico ed economico rappresenta il primo passo per garantire ai pazienti cure adeguate ed evitare che le famiglie siano lasciate sole.









