
Oltre 700 studi scientifici, 95 sessioni e più di 30 relatori internazionali provenienti da 19 Paesi. Sono i numeri del 75° Congresso nazionale della Società italiana di neurochirurgia (SINch), tornato a Catania dopo 41 anni.
Il principale appuntamento annuale della neurochirurgia italiana si è concluso con l’elezione del nuovo presidente della Società: il professor Giuseppe Catapano, direttore dell’UOC di Neurochirurgia dell’Ospedale del Mare di Napoli. Catapano subentra al professor Domenico d’Avella alla guida dell’organizzazione scientifica che rappresenta i neurochirurghi italiani e promuove la ricerca, la formazione e lo sviluppo della disciplina sull’intero territorio nazionale.
Al centro del congresso, le patologie del cervello, del midollo spinale, della colonna vertebrale e dei nervi periferici, insieme alle innovazioni che stanno trasformando il lavoro del neurochirurgo: sistemi di guida basati sulle immagini, visualizzazione tridimensionale, tecniche mininvasive e prime applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Il tema scelto per l’edizione 2026, “Complessità e semplicità in Neurochirurgia: dall’anatomia alla tecnica chirurgica, alle tecnologie e all’intelligenza artificiale”, ha richiamato la necessità di tradurre conoscenze e strumenti sempre più avanzati in percorsi di cura efficaci, sicuri e costruiti sulle caratteristiche del singolo paziente.
«La neurochirurgia italiana ha raggiunto su tutto il territorio livelli di competenza riconosciuti anche oltre i confini nazionali – ha dichiarato il presidente uscente della SINch, Domenico d’Avella –. Oggi disponiamo di strumenti che ci consentono di conoscere meglio l’anatomia, pianificare gli interventi con maggiore precisione e proteggere le funzioni neurologiche. La tecnologia, però, non è un fine: deve essere utilizzata quando può offrire un beneficio concreto al paziente».
La neurochirurgia non riguarda soltanto gli interventi sul cervello. La disciplina comprende il trattamento dei tumori cerebrali e spinali, delle emorragie e delle malformazioni vascolari, delle patologie degenerative della colonna, dei traumi cranici e vertebrali, dell’idrocefalo, dell’epilessia, dei disturbi del movimento, del dolore e delle malattie dei nervi periferici.
«Ogni indicazione chirurgica richiede una valutazione personalizzata – ha aggiunto d’Avella –. Il neurochirurgo deve considerare la natura e la posizione della patologia, l’età e le condizioni generali della persona, i rischi dell’intervento, i possibili benefici e le alternative disponibili».
Le nuove tecnologie permettono di analizzare con crescente accuratezza i rapporti tra l’area da trattare e le strutture cerebrali da preservare. Anche l’intelligenza artificiale comincia a trovare applicazione nella ricerca, soprattutto nell’analisi delle immagini, nel riconoscimento delle caratteristiche delle lesioni e nella pianificazione del percorso chirurgico. Si tratta, tuttavia, di strumenti di supporto che non sostituiscono il medico e la cui efficacia deve essere valutata attraverso studi rigorosi.
«La vera innovazione non consiste nell’utilizzare la tecnologia più avanzata in ogni situazione, ma nel saper scegliere lo strumento più adatto per ciascun paziente – ha sottolineato Giuseppe Barbagallo, presidente del Congresso e segretario della SINch –. Conoscenza dell’anatomia, esperienza clinica e capacità di valutare rischi e benefici restano centrali anche nell’era dell’intelligenza artificiale».
Il congresso di Catania ha così offerto un ampio confronto sulle prospettive della disciplina, ribadendo un principio fondamentale: l’innovazione acquista valore soltanto quando migliora concretamente la qualità, la sicurezza e la personalizzazione delle cure.










