
Passare dalla gestione delle dipendenze alla capacità di prevenirle, raggiungendo i giovani nei luoghi che frequentano e attraverso linguaggi nei quali possano riconoscersi. È questa la prospettiva emersa dal ciclo di seminari professionalizzanti “Dipendenze patologiche, organizzazione, risorse e innovazione dei servizi”, concluso all’Università degli Studi di Catania.
L’iniziativa è stata promossa dal professor Marco Romano, ordinario di Economia e Gestione delle imprese, in collaborazione con l’Uoc Servizio territoriale Dipendenze patologiche dell’Asp di Catania, diretta da Fabio Brogna.
Tre gli appuntamenti organizzati il 16, 18 e 22 settembre, per un totale di quindici ore riconosciute ai fini dell’attribuzione dei crediti formativi. Un percorso interdisciplinare che ha messo in relazione sanità, università, organizzazione dei servizi, competenze manageriali e comunicazione.
Dalla governance alle nuove dipendenze
Il primo incontro ha analizzato la governance dei servizi dedicati alle dipendenze patologiche a due anni dall’approvazione della legge regionale numero 26 del 7 ottobre 2024. Il tema è stato affrontato da diverse prospettive: storica, organizzativa, amministrativa, medica, psicologica e sociale.
La seconda giornata ha concentrato l’attenzione sulle trasformazioni del fenomeno. Accanto alle dipendenze da sostanze, al consumo di alcol e al tabagismo, sono stati approfonditi il gioco d’azzardo patologico, le dipendenze digitali e i rischi collegati alla diffusione di nuove sostanze.
L’ultimo seminario, intitolato “Raccontare storie di vita e di rinascita: comprendere, progettare e comunicare le dipendenze”, ha privilegiato la dimensione narrativa e il confronto diretto con gli studenti.
L’incontro è stato moderato da Francesca Cuffari, referente aziendale per la comunicazione del Programma nazionale Equità nella salute. Hanno partecipato il direttore generale dell’Asp di Catania Giuseppe Laganga Senzio, il direttore sanitario Giovanni Francesco Di Fede, il direttore amministrativo Tamara Civello, il direttore dell’Uoc Servizio territoriale Dipendenze patologiche Fabio Brogna, il direttore del Dipartimento di Salute mentale Carmelo Florio e il responsabile dell’Uos Comunicazione e Urp Alfio Reitano.
Sette progetti per parlare ai ragazzi
Nel corso della giornata conclusiva gli studenti hanno presentato sette project work, elaborati partendo dagli argomenti affrontati durante i precedenti incontri.
I lavori hanno analizzato non soltanto gli aspetti sanitari e sociali delle dipendenze, ma anche i meccanismi imprenditoriali e le strategie di mercato che possono trasformare la fragilità di determinati gruppi in un’occasione di profitto. Una riflessione che ha riguardato, in particolare, i modelli di business fondati sul facile guadagno e sulla capacità di rendere attrattivi comportamenti potenzialmente rischiosi.
Gli studenti entreranno ora in contatto diretto con l’Asp di Catania per mettere le proprie competenze nel campo del marketing, della progettazione e della comunicazione al servizio di una strategia sociale e sanitaria sostenibile. Le sette proposte saranno rielaborate per costruire un unico progetto di prevenzione.
«È una svolta, un vero cambio di paradigma – afferma il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Laganga Senzio –. Non vogliamo limitarci a curare o gestire le dipendenze, ma lavorare per prevenirle. Questo significa intervenire prima, nei luoghi in cui i ragazzi vivono ogni giorno, usando un linguaggio che sappiano riconoscere come proprio».
«La collaborazione con l’Università di Catania – prosegue Laganga Senzio – ci permette di unire competenze differenti e di raggiungere contesti nei quali i servizi sanitari, da soli, spesso faticano ad arrivare. Dai sette project work nascerà un progetto condiviso: una dimostrazione concreta del valore del lavoro di squadra».
Dai questionari emerge soprattutto il bisogno di ascolto
Il ciclo di seminari è stato anche l’occasione per raccogliere informazioni attraverso questionari predisposti dai sociologi del Gruppo di lavoro sul Gioco d’azzardo patologico.
Le domande hanno riguardato l’età e il Comune di provenienza degli studenti, il consumo di alcol e tabacco e le abitudini connesse al gioco d’azzardo. I risultati, riferiti esclusivamente ai giovani coinvolti nell’iniziativa e pertanto non estendibili all’intera popolazione giovanile, restituiscono un quadro complessivamente rassicurante.
Nel gruppo intervistato non sono emerse abitudini diffuse di gioco d’azzardo né consumi di sostanze particolarmente problematici. Rimane tuttavia una quota di giovani che si avvicina alle scommesse sportive, ai gratta e vinci e alle slot machine.
Il dato più significativo riguarda però la dimensione personale: i ragazzi chiedono di essere ascoltati. Un’indicazione che rafforza la necessità di costruire campagne di prevenzione non soltanto rivolte ai giovani, ma realizzate con la loro partecipazione.
«La collaborazione con l’Asp ci ha consentito di sensibilizzare gli studenti e, nello stesso tempo, di raccogliere dalla loro voce indicazioni utili per comunicare in modo diverso – dichiara il professor Marco Romano –. Occorre scegliere strumenti e linguaggi adeguati al pubblico dei giovani tra i 14 e i 29 anni».
«L’obiettivo è stato raggiunto e stiamo già lavorando alla presentazione di nuove proposte – aggiunge Romano –. Ci auguriamo che il rapporto tra università e servizi sanitari possa proseguire, perché il confronto su un tema così complesso non può esaurirsi in tre incontri».
Il percorso si chiude quindi con una prospettiva operativa: trasformare il contributo degli studenti in strumenti concreti di prevenzione. Una strategia che riconosce ai giovani non il ruolo di semplici destinatari delle campagne sanitarie, ma quello di interlocutori capaci di contribuire alla progettazione dei messaggi e dei servizi rivolti ai loro coetanei.









