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Giorgio Battaglia, il medico che sfida il confine tra vita e morte: “Dire sì alla donazione significa rinas

2026-06-14 06:00

Elisa Petrillo

Notizie, Interviste ed Opinioni, trapianti, giorgio-battaglia,

Giorgio Battaglia, il medico che sfida il confine tra vita e morte: “Dire sì alla donazione significa rinascere”

Dal Centro Regionale Trapianti della Sicilia alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale e degli xenotrapianti

Ci sono medici che curano le malattie e medici che, ogni giorno, combattono contro il tempo per restituire futuro. Il professore Giorgio Battaglia appartiene a questa seconda categoria. Direttore del Centro Regionale Trapianti della Sicilia, e componente del direttivo nazionale, direttore del Dipartimento di Medicina dell’ASP di Catania e primario del reparto di Nefrologia dell’ospedale di Acireale, oggi rappresenta uno dei volti più autorevoli della medicina trapiantologica italiana.  

 

La sua è una missione che attraversa scienza, etica e umanità. Perché il mondo dei trapianti non riguarda soltanto la chirurgia o la tecnologia: riguarda la speranza, la possibilità di una seconda vita e il coraggio di trasformare il dolore in rinascita. 

 

Lo abbiamo incontrato per una lunga conversazione che parte dalla situazione attuale dei trapianti in Sicilia e arriva fino alle frontiere future dell’intelligenza artificiale, degli xenotrapianti e persino del trapianto di utero.

 

La Sicilia oggi è vicina alle regioni più virtuose. “La Sicilia oggi può vantare una rete trapiantologica di altissimo livello. I nostri risultati clinici sono più che confortanti e dimostrano la qualità del lavoro svolto dai professionisti e dai centri specializzati presenti nell’Isola. I pazienti che si sottopongono a un trapianto nelle nostre strutture ottengono esiti assolutamente in linea con quelli dei migliori centri nazionali e internazionali. La vera sfida che ancora ci distingue dalle regioni più virtuose è rappresentata dall’alto tasso di opposizione alla donazione degli organi. È su questo fronte che stiamo concentrando gran parte del nostro impegno, perché dietro ogni consenso negato c’è spesso una possibilità di vita che viene meno per chi è in attesa di un trapianto. Dobbiamo ricordare che in Italia quasi 9.000 persone sono attualmente in lista d’attesa per un organo e che circa il 10% di loro, ogni anno, non riesce a ricevere il trapianto necessario in tempo. Per chi attende un rene esiste la dialisi, che può rappresentare una terapia sostitutiva temporanea, ma per chi aspetta un cuore, un polmone o un fegato non esistono alternative: il trapianto rappresenta l’unica possibilità di continuare a vivere. I dati della Sicilia raccontano comunque una realtà in costante crescita. Lo scorso anno abbiamo raggiunto risultati particolarmente significativi, con 300 trapianti, registrando numeri record nel settore e confermando il ruolo sempre più centrale dell’Isola nel panorama nazionale. Accanto alla donazione da cadavere, cresce anche l’importanza del trapianto da donatore vivente, una strada che offre nuove opportunità ai pazienti e alle loro famiglie. È un risultato che ci rende orgogliosi ma che, allo stesso tempo, ci invita a riflettere. I siciliani si definiscono popolo della famiglia e della comunità, eppure nel Nord Europa, dove spesso prevale una cultura più individualista, il tasso di donazioni da vivente è molto più alto del nostro”.

 

Professore, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il tema della donazione degli organi continua a scontrarsi con una certa diffidenza. Quanto conta oggi la sensibilizzazione? “Il vero nodo resta proprio quello della sensibilizzazione. In Sicilia il tasso di opposizione alla donazione degli organi è ancora molto alto, vicino al 50%. Per questo considero fondamentale il ruolo della comunicazione. Attraverso i media riusciamo a raggiungere le persone, a informarle e a renderle più consapevoli. È anche grazie a momenti di confronto come questo che possiamo diffondere una cultura della donazione più matura e responsabile”.

 

La campagna nazionale “Dai voce al tuo sì” ha posto al centro proprio la necessità di una scelta consapevole. Cosa significa dire sì alla donazione? “Molte persone si trovano a dover esprimere la propria volontà sulla donazione nel momento del rinnovo della carta d’identità, spesso senza avere ricevuto prima informazioni adeguate. Eppure abbiamo un’unica occasione per dare la vita dopo la vita: dire sì alla donazione. Noi medici lavoriamo ogni giorno per allungare e migliorare l’esistenza delle persone, ma quando qualcuno sceglie di donare i propri organi compie qualcosa di straordinario, perché in quel momento riesce davvero a sconfiggere la morte.

 

Esistono esempi virtuosi che dimostrano come la cultura della donazione possa diffondersi all’interno di una comunità? “Certamente. Una delle storie che porto nel cuore è quella di Geraci Siculo, piccolo comune dell’entroterra siciliano nel palermitano, diventato un modello a livello nazionale. Tutto nacque dalla vicenda di una ragazzina gravemente malata. I suoi genitori decisero che il significato più profondo della sua sofferenza sarebbe stato quello di trasformarla in un messaggio di vita attraverso la donazione. Purtroppo la sua patologia non rese possibile il prelievo degli organi, ma quel gesto di generosità cambiò l’intera comunità. Oggi il 95% dei cittadini di Geraci Siculo ha espresso il proprio consenso alla donazione”.

Quanto stanno incidendo le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale sul mondo dei trapianti? “Moltissimo. Nei nostri laboratori stiamo svolgendo un lavoro che definirei quasi sartoriale sul DNA. Grazie all’intelligenza artificiale riusciamo a studiare e rendere sempre più compatibili il patrimonio genetico del donatore e quello del ricevente, riducendo il rischio di rigetto e limitando l’impatto delle terapie immunosoppressive. È una rivoluzione silenziosa che nei prossimi anni cambierà profondamente la medicina dei trapianti”.

 

In questo senso la Sicilia è protagonista anche di una delle frontiere più innovative della medicina dei trapianti: il trapianto di utero. A che punto siamo? “È un progetto sperimentale ministeriale che vede protagonista proprio la Sicilia e, in particolare, Catania. Esistono donne che nascono senza utero e che desiderano profondamente diventare madri. Grazie al trapianto possiamo offrire loro questa possibilità. Dopo la gravidanza l’utero viene rimosso, perché non può essere mantenuto per tutta la vita insieme alle terapie immunosoppressive, ma il risultato è straordinario: abbiamo già festeggiato il battesimo e la cresima di una bambina nata proprio grazie a questo intervento. Già c'è stata una nascita, abbiamo festeggiato il battesimo e la cresima di una bambina”.

 

Lei spesso parla del trapianto anche come metafora della convivenza umana. Perché? “Perché il trapianto non ci insegna soltanto qualcosa sul piano scientifico. Quando un organo viene trasferito in un corpo che non è il suo, quel corpo deve imparare ad accoglierlo. È una forma di tolleranza. E credo che anche noi, come società, dovremmo imparare ad accettare e valorizzare ciò che è diverso da noi. In questo senso il trapianto diventa una straordinaria lezione di umanità”.

 

Guardando al futuro, quale sarà la prossima grande rivoluzione nel campo dei trapianti? “Credo che gli xenotrapianti rappresentino una prospettiva concreta. Mi riferisco al trapianto di organi animali nell’uomo. Oggi sappiamo che l’animale più vicino a noi, per caratteristiche biologiche e fisiologiche, è il maiale. Nei laboratori si stanno selezionando animali geneticamente modificati per renderli sempre più compatibili con l’organismo umano. Quella che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza sta già producendo i primi risultati. Abbiamo esempi di reni di maiale trapiantati che hanno funzionato per diverse settimane. Può sembrare poco, ma dobbiamo ricordare che anche il primo trapianto cardiaco della storia, realizzato da Christiaan Barnard, ebbe una sopravvivenza limitata. Eppure da quella esperienza nacque una rivoluzione che ha cambiato la medicina moderna”.

 

Se dovesse lasciare un messaggio ai nostri lettori sul valore della donazione, quale sarebbe? “Direi che chi riceve un organo non ottiene soltanto una cura, ma una seconda possibilità. Da quando esistono i trapianti sono state salvate migliaia e migliaia di vite. Per questo dico sempre che i trapiantati riscrivono una nuova data sulla loro carta d’identità: quella del trapianto. Per loro rappresenta una vera rinascita, l’inizio di una nuova vita. E tutto questo è possibile grazie al gesto di straordinaria generosità di chi ha scelto di dire sì alla donazione”.

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

Direttore Responsabile

Elisa Petrillo

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Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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