
Ambulatori vuoti, guardie mediche scoperte, presidi sanitari ridimensionati. È il quadro, sempre più preoccupante, della cosiddetta desertificazione sanitaria che sta colpendo le aree montane della Sicilia. Dalle Madonie ai Nebrodi, dai Peloritani agli Iblei, trovare un medico di famiglia non è più una certezza ma una condizione sempre più rara.
A lanciare l’allarme è la CISL Medici Sicilia, che chiede alla Regione e al Governo nazionale un’immediata attuazione della Legge 131/2025 sulla sanità di montagna. Una normativa attesa da oltre trent’anni che, però, rischia di rimanere inapplicata a causa della mancata emanazione dei decreti attuativi.
«Nelle zone montane siciliane non vuole andare nessuno – denuncia il sindacato – né i giovani medici, attratti dalle opportunità delle grandi città, né i professionisti più esperti, scoraggiati dalle difficoltà logistiche e dall’assenza di reali incentivi economici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: posti vacanti per mesi, spesso per anni, e cittadini costretti a spostarsi anche per prestazioni di base».
Una legge attesa, ma ancora ferma
La Legge 131/2025, approvata il 12 settembre scorso, introduce per la prima volta un sistema strutturato di incentivi per rendere attrattivo il lavoro nelle aree disagiate. Tra le misure previste: punteggio doppio nei concorsi del Servizio sanitario nazionale per ogni anno di servizio in zone montane, credito d’imposta fino a 2.500 euro annui per l’acquisto o l’affitto di un’abitazione, un emolumento accessorio in busta paga e titoli preferenziali per incarichi dirigenziali.
Strumenti concreti, ma ancora inutilizzabili. «A oltre sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – sottolinea la CISL Medici Sicilia – i decreti attuativi non sono stati emanati. Senza questi passaggi, la legge resta lettera morta».
218 comuni montani in Sicilia, ma senza benefici
Con il DPCM del 18 febbraio 2026, il Governo ha aggiornato la classificazione dei comuni montani: in Sicilia sono 218, con un incremento di 33 rispetto alla precedente mappatura. Un dato significativo che coinvolge quasi tutte le province, con incrementi rilevanti a Caltanissetta (+13 comuni), Palermo (+12), Agrigento e Catania (+8 ciascuna).
Tuttavia, l’inserimento nell’elenco non garantisce automaticamente l’accesso agli incentivi. È necessario un ulteriore decreto che individui i comuni effettivamente destinatari delle misure, tenendo conto anche dei parametri socioeconomici. Decreto che, ad oggi, non è stato ancora emanato.
La richiesta: “Basta ritardi, servono azioni immediate”
In questo contesto, la CISL Medici Sicilia ha inviato una nota formale all’Assessore regionale alla Salute e ai direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere, chiedendo un intervento urgente su quattro direttrici principali:
- l’attivazione di un tavolo tecnico regionale per coordinare l’applicazione della norma e mappare le aree più critiche;
- l’introduzione di misure integrative regionali per incentivare medici di medicina generale e pediatri a operare nei comuni montani;
- l’avvio delle procedure per certificare i periodi di servizio nelle aree disagiate, così da garantire l’accesso agli incentivi non appena operativi;
- una sollecitazione formale al Governo per l’immediata emanazione dei decreti mancanti.
“Ogni giorno di ritardo è un ambulatorio in meno”
«La Legge 131/2025 offre finalmente strumenti adeguati – dichiara il segretario generale della CISL Medici Sicilia, Massimo De Natale – ma è compito delle istituzioni renderli operativi senza ulteriori rinvii. Ogni giorno di attesa significa un ambulatorio chiuso, un turno scoperto, un paziente anziano costretto a lunghi spostamenti anche per una semplice visita».
La sanità delle aree interne, sottolinea il sindacato, rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per il sistema regionale. Senza interventi concreti e immediati, il rischio è quello di un progressivo abbandono di intere comunità.









